ANCORA LA SANITA’ IN LOMBARDIA AL CENTRO DEL LADROCINIO

Da anni USB denuncia la politica della Regione Lombardia nella Sanità.

Abbiamo subito processi per le denunce che abbiamo fatto, nulla è cambiato, ma non ci fermiamo!

Milano -

Pur considerandolo, com’è, una vera eccellenza, se confrontata con quella delle altre Regioni in particolar modo del Sud Italia, il settore della sanità in Lombardia ogni tanto apre varchi per ladri e approfittatori che non hanno imparato nulla né tantomeno ridotto la loro famelica ricerca di denaro pubblico.

Nelle settimane scorse è venuto alla luce, su indagine della magistratura, che alcuni primari di due noti Ospedali milanesi, il Gaetano Pini e il Galeazzi, hanno dedicato il loro tempo non agli ammalati e alle persone che necessitano di essere aiutate, ma ai loro interessi personali, e adesso sono agli arresti domiciliari.

Non soddisfatti del fatto che con l’intramoenia - il sistema che permette le visite private dentro la struttura pubblica con l’impegno a non superare il doppio dello stipendio riconosciuto ai primari, oggi senza più alcun tetto - hanno partecipato alla compravendita di tecnologie da utilizzare accettando “regali” (tangenti) per sé.

Gli stessi primari che senza fare alcun concorso vengono direttamente nominati dalla Regione Lombardia.

Nonostante questa “politica premiale” voluta dai nostri governanti, la Magistratura è costretta ad intervenire.

La nostra convinzione, sempre più un dato di fatto confermato da numeri in costante aumento, è che gli indirizzi scelti dai cosiddetti governanti, a partire dalle giunte Formigoni continuando con Maroni, hanno rinunciato a valorizzare un settore importante della nostra regione abbandonandolo alla privatizzazione e facendolo diventare un affare per le multinazionali del farmaco e non solo.

Nei confronti degli ammalati si è sviluppato, per quanto celato, un “business” che anziché mettere al centro la persona, l’ammalato, ha messo al centro il guadagno a tutti i costi favorito dalla regione Lombardia ed alla sua politica di privatizzazione.

Lo dimostrano le delibere di giunta, come quella sui malati cronici, con le quali, lanno scorso, la Regione Lombardia costringeva i cittadini i cittadini residenti a scegliere un gestore privato, amministratore unico dei cosiddetti costi destinati ad assicurare annualmente le prestazioni per curare le loro patologie. 

Lo hanno dimostrato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, la modalità con cui i consiglieri, PD e M5S compresi, seduti al Palazzo della Regione Lombardia, non hanno opposto nessuna obiezione, o resistenza. Come dire? Chi tace, acconsente!

Medici di famiglia, amministrazioni di ospedali pubblici o privati costretti in pochi mesi a organizzarsi, in modo da soddisfare le scelte politiche della regione, impegnata a ridurre la spesa pubblica nella sanità (sic!) e contemporaneamente favorire gli interessi privati di chiunque (assicuratori, banche, commercialisti o peggio medici costretti a mettersi “in cooperativa”) che si accingono a spartirsi i guadagni della spesa sanitaria regionale.

Ma perché bisogna guadagnare sugli ammalati?

Perché bisogna speculare su persone colpevoli di essere ammalate, deboli o anziane?

Perché bisogna attendere mesi e mesi per un esame o un consulto, ma se hai i soldi lo fai subito?

Perché la regione non fa nulla per ridurre le lunghe attese?

Perché pensionate e pensionati, le persone che lavorano, sono costrette a rinunciare alle cure?

 

USB Pensionati considera queste scelte sbagliate e continuerà a denunciare e sviluppare la propria iniziativa - organizzando assemblee nei territori e altri momenti di condivisione e proposta - necessarie sia per far conoscere ai cittadini le ricadute di queste scelte politiche scellerate sulle loro condizioni di vita, sia per continuare a battersi, affinché l’ammalato ritorni ad essere al centro della politica nel settore Sanità.

 

USB pensionati vuole contribuire affinché i lavoratori scelgano USB alle prossime elezioni delle RSU nel settore della sanità per continuare nel lavoro che vuole rendere consapevoli tutte e tutti del valore della Sanità Pubblica.