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L’ARRIVO DEL PAPA DIVIENE PRETESTO PER CANCELLARE I DIRITTI DI LAVORATORI E CITTADINI

Milano -

L’arrivo del Papa a Milano, come tanti altri “eventi speciali” in questo Paese, si è rivelata un’occasione ghiotta per chi coltiva l’insano progetto di tagliare continuamente i diritti conquistati da lavoratori e cittadini, adducendo come scusante una situazione di eccezionalità ed emergenza.

In questo caso, a farne le spese sono, in prima battuta, gli Agenti della Polizia Locale del Comune di Milano che, in contrasto con l’Amministrazione su alcuni importanti temi – tra tutti, salute e sicurezza, le necessarie assunzioni e lo svilimento del ruolo e l’utilizzo improprio della PL -  hanno deciso di indire un’assemblea per il giorno 25 marzo, in coincidenza con la visita del Pontefice, esercitando un diritto costituzionale che garantisce lavoratori e cittadini. Va detto che in questa occasione, il diritto alla sicurezza della manifestazione è stato inoltre garantito con la precettazione di ulteriori mille agenti, tra l’altro attuata usando una modalità non condivisibile, in quanto realizzata con un accordo che obbliga al lavoro straordinario senza limiti, a scapito di salute e sicurezza che per noi non sono mai monetizzabili. Principalmente per queste ragioni, differentemente dalle altre Organizzazioni Sindacali, non abbiamo sottoscritto l’accordo.   

Per tutta risposta, l’Amministrazione del Sindaco Sala, invece di aprire uni dialogo su questi temi, come chiediamo da molti mesi – possibilità negata anche durante l’incontro appositamente convocato in Prefettura - ha assunto due decisioni singolari:

La prima minacciando di sostituire gli agenti col personale amministrativo, riproponendo, concretamente, gli stessi provvedimenti fascisti del 1944 contro i lavoratori; la seconda chiedendo l’intervento della Commissione di Garanzia per l'attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali che, per troncare ogni “velleità” dei lavoratori, ha deciso di toglier loro il diritto di riunirsi in assemblea, equiparandola strumentalmente allo sciopero e intimandone la revoca.

La nostra scelta di opporci a questo diktat della Commissione sta nella consapevolezza che accettare la teoria che equipara le assemblee allo sciopero aprirebbe la strada alla cancellazione di questo diritto, come già accaduto per l’esercizio dello sciopero, oggetto di sempre più gravi limitazioni.

Per questo, abbiamo deciso di mantenere l’assemblea, contrariamente a quanto disposto dalla Commissione e di impugnare nel merito ogni provvedimento evidentemente o potenzialmente lesivo dei diritti dei lavoratori come anche dei cittadini.

Questa vicenda risulta ulteriormente paradossale proprio alla luce del pensiero del Papa sui temi del lavoro, in relazione a salario, riposo, diritti e dignità, sulla cui necessità di tutela si è sovente espresso, contro l’imperante logica del profitto e dello sfruttamento. Temi che stanno anche al centro della missiva che abbiamo inviato al Pontefice e al Cardinale Scola.

La nostra è, e sarà, una “sacrosanta” battaglia dalla quale seriamente non intendiamo esimerci, ritenendola doverosa per il mondo del lavoro che rappresentiamo.

Strumentale e iniqua è invece l’azione dell’Amministrazione del Comune di Milano che pretestuosamente, evidentemente e definitivamente, vuole introdurre nuovi strumenti coercitivi di flessibilità e sfruttamento dei lavoratori, usando ogni cosa… compreso il Papa.