NEGATO IL DIRITTO ALL’ESONERO DAL LAVORO NOTTURNO PER LE LAVORATRICI MADRI

Milano -

Alcuni operatori aerei italiani, tra cui Neos e Meridianafly/AirItaly, già dal 1 novembre, interpretando liberamente la sentenza della Corte di Cassazione del 25 luglio scorso, hanno comunicato al proprio Personale Navigante che programmeranno avvicendamenti di volo che non prevedono il rispetto del diritto di esonero dal lavoro notturno per le lavoratrici madri che ad oggi fruivano di questa tutela.

 

Riteniamo tale comportamento platealmente lesivo di un diritto costituzionalmente tutelato e rende urgentissimi e ineludibili gli interventi delle Istituzioni competenti affinché non venga posta in essere una chiara discriminazione del personale aeronavigante Italiano rispetto ad altri cittadini, fondata su una sentenza che di fatto non può abrogare le leggi esistenti.

 

Prima della suddetta sentenza, l’impiego delle Assistenti di volo con figli al di sotto dei 3 anni era limitato alle 18 ore intercorrenti dalle 6:00 alle 24:00, diritto, esteso al dodicesimo anno di vita nel caso in cui la lavoratrice fosse genitore unico affidatario. La mancata programmazione dei voli di lungo raggio era finalizzata a vantaggio del benessere psico-fisico dei figli, a tutela dell'infanzia e del diritto di ciascun bambino di poter ricevere le cure materne indispensabili nei primi anni di vita.

 

Inoltre, gli Assistenti di volo con figli portatori di handicap hanno drasticamente perso il diritto di usufruire della legge 104, che limita ora il campo di applicazione ai soli casi in cui sia dimostrato che il lavoratore abbia dei problemi di salute correlati al lavoro.

 

Negando l'esonero dal lavoro notturno alla categoria degli naviganti aerei, lo Stato Italiano è colpevole tramite la suddetta sentenza della violazione dei principi di eguaglianza, contestuali quando - senza un ragionevole motivo

- lo Stato stesso esercita un trattamento diverso ai Suoi cittadini che si trovano in eguali situazioni dato che l’art.

3 della Costituzione sancisce come discriminazioni irragionevoli la disparità di trattamento di analoghe situazioni.

 

La gravità della suddetta sentenza consiste nel fatto che la stessa colpisce gli anelli più deboli e indifesi della società. Colpisce i minori e i portatori di handicap, ovvero quelle categorie che uno Stato civile avrebbe il dovere prioritario di tutelare. Con questa sentenza si mettono le famiglie dei naviganti davanti alla scelta, a volte ineludibile, di dover rinunciare al proprio lavoro al fine di poter accudire i propri cari in maniera appropriata.

Inoltre, mentre molti pontificano rispetto la scarsa natalità nel nostro Paese, nei posti di lavoro si fa di tutto per disincentivare la famiglia ed è ingiusto che in una società moderna una donna o un padre sia ancora costretta a scegliere tra lavoro e famiglia.

 

USB si è già mossa richiedendo incontro alle Istituzioni e dando mandato ai propri studi legali a individuare tutti gli strumenti idonei a tutelare i diritti delle madri e padri naviganti aerei, dei loro figli e dei loro parenti disabili. Su questo delicato e importante argomento è programmata un assemblea pubblica presso il CRAL di Malpensa al Terminal 2, il giorno lunedì 4 dicembre 2017 dalle ore 10.30, sarà presente un avvocato Luisa Belli (esperta del settore), Francesco Staccioli dell’Esecutivo Nazionale USB del Trasporto Aereo, per definire un calendario di iniziative e vertenze per ridare un diritto ai lavoratori aeronaviganti, sancito dalla costituzione italiana.