All'ASP Golgi-Redaelli "l'illecito" è di casa

Ormai gli istituti geriatrici amministrati si reggono sulla pratica della somministrazione illecita di manodopera senza più nessun controllo. Nel silenzio assordante delle istituzioni.

Milano -

Ormai gli istituti geriatrici amministrati si reggono sulla pratica della somministrazione illecita di manodopera senza più nessun controllo. Nel silenzio assordante delle istituzioni.

 

Tre istituti Geriatrici amministrati, 1500 posti letto, (ormai solo) 1150 dipendenti e centinaia di migliaia di ore lavorate da personale in somministrazione. Infermieri, fisioterapisti e ausiliari nei tre istituti Golgi-Redaelli ormai sono sempre più in mano ai fornitori di manodopera, in una situazione che è ormai sfuggita al controllo dei dirigenti di questa azienda che ha una storia secolare, fatta di aiuto ai più bisognosi e alle fasce più deboli della popolazione e che invece oggi, con la precarizzazione selvaggia del rapporto di lavoro, è diventata una fucina di povertà e sfruttamento per i tanti lavoratori esternalizzati che operano nei reparti di degenza.

Nel volgere di un decennio, i lavoratori assunti sono passati da 1400 a 1100 e la loro età media supera abbondantemente i 52 anni. Di fronte a questo scenario, la dirigenza aziendale, invece che assumere, ha preferito avvalersi della somministrazione illecita di manodopera, richiedendo alla ditta che ha vinto l’appalto per la fornitura di personale sociosanitario un numero sempre crescente di ore.

Per essere più chiari: il capitolato d’appalto prevedeva la fornitura annuale di 112.000 ore di personale ausiliario (ASA e OSS), nel 2018 queste ore sono state 290.000, quasi il triplo! Tutto ciò avviene sulla base di un appalto che viene prorogato di anno in anno dopo la sua scadenza, sempre alla stessa ditta, senza che si proceda ad una regolare nuova gara d’appalto.

Altro elemento di palese illegalità è il fatto che i lavoratori della ditta appaltatrice lavorano in regime di commistione con quelli dipendenti dell’ASP, rispondendo agli ordini dei coordinatori, che sono anch’essi dipendenti dell’ASP; una situazione vietata dalla legge e che certifica l’altra violazione del codice, ovvero la somministrazione illecita di manodopera.

Abbiamo denunciato all’Ispettorato Territoriale del Lavoro nel novembre del 2017, segnalando e circostanziando anche altre forme di illegalità, quale, ad esempio il fatto che molti lavoratori della società appaltatrice fanno dei doppi turni di lavoro (con che rischio per la salute degli ospiti ricoverati?) ma ad oggi, dopo ben 15 mesi, non abbiamo ricevuto alcun riscontro.

Adesso abbiamo investito del problema anche la Procura della Repubblica di Milano, confidando che almeno questa strada possa condurre alla fine di questa situazione di illegalità all’interno di una istituzione che sembra essere scivolata in un sistema di interessi che, sulla base dei fatti che abbiamo esposto, appaiono davvero poco chiari.

“Una situazione inaccettabile sulla quale coinvolgeremo anche gli organismi di controllo regionali, a partire dall’assessorato regionale competente. Ci fermeremo solo quando sarà fatta chiarezza sui fatti e ripristinata la legalità” dichiara Pietro Cusimano, dipendente dell’ASP e dirigente nazionale dell’USB Pubblico Impiego.