15 maggio convegno a Milano: la legge sullo sciopero in Italia è illiberale e va cambiata! Verso lo sciopero generale 18 maggio
Il Comitato Europeo per i Diritti Sociali ha stabilito che la normativa italiana che limita il diritto di sciopero è in contrasto con la Carta Sociale Europea.
Accogliendo il ricorso promosso dall’USB insieme ai giuristi che hanno sostenuto questa battaglia, il Comitato ha individuato violazioni principali nell’obbligo di dichiarare preventivamente la durata dello sciopero, nell’eccessiva estensione dei settori definiti essenziali e nel’abuso dei periodi di franchigia e del meccanismo della rarefazione.
L’Italia è ora chiamata a modificare la legge 146 del 1990 e a ripristinare pienamente il diritto di sciopero, strumento fondamentale per i lavoratori e per la democrazia.
Questa decisione dà un’indicazione politica in forte contrasto con l’azione della Commissione di Garanzia che ha infatti emesso pesanti sanzioni contro gli scioperi proclamati lo scorso autunno in solidarietà con la Global Sumud Flotilla e con il popolo palestinese e contro il governo Meloni che anche ora sceglie un’altra volta la sostanziale complicità politica con Israele e il silenzio davanti al sequestro degli attivisti,.
La risposta del governo e della Commissione di Garanzia conferma quanto il diritto di sciopero venga colpito proprio quando diventa uno strumento reale di opposizione politica e sociale. La decisione del Comitato Europeo per i Diritti Sociali rimette al centro del dibattito politico questa deriva: limitare il diritto di sciopero significa limitare la possibilità concreta dei lavoratori di opporsi alla guerra, al riarmo e alle politiche di impoverimento sociale.
Lunedì 18 maggio sarà di nuovo sciopero generale, contro genocidio, guerra, riarmo, repressione e complicità del Governo italiano e dell’Europa, per la rottura dei rapporti con Israele e l’embargo totale, per la liberazione immediata e senza condizioni di Thiago e Saif e di tutti gli attivisti fermati.
Il 23 maggio sarà manifestazione operaia nazionale a Roma: contro l'economia di guerra, contro il crescente coinvolgimento nei conflitti, per continuare a costruire organizzazione e forza collettiva dei lavoratori che producono la ricchezza di questo Paese, insieme a giovani, pensionati, dentro una prospettiva comune