ANTOLOGIA DI BURAGO MOLGORA: COMBATTERE PER I PROPRI DIRITTI E' GIUSTO E VINCENTE. ARCHIVIATA LA DENUNCIA ANTISINDACALE DELL'AZIENDA

Lecco -

La vicenda dell’azienda florovivaista Antologia di Burago Molgora è arrivata al capitolo finale. Il giudice per le indagini preliminari di Monza ha accolto la richiesta di archiviazione del pubblico ministero riguardo alla supposta occupazione dell’azienda, alla non dimostrata aggressione a uno dei proprietari e allo stesso non dimostrato furto di chiavi. Nella decisione del Gip ha pesato la nota informativa dei carabinieri di Vimercate. Riassumiamo la storia della vertenza di Antologia perché è sintomatica della fase politico-sindacale dei nostri tempi. Da una parte c’è un’azienda arrogante, poco rispettosa dei diritti dei lavoratori (spesso non ha pagato gli stipendi per tempo, ha trattenuto il rimborso dei 730 e gli assegni famigliari) e che a dicembre del 2013, chiusa la cassa integrazione in deroga non dà nessuna garanzia per l’occupazione. Dall’altra parte 52 dipendenti, quasi tutti marocchini, iscritti alla Cgil che, visto l’atteggiamento remissivo e complice di questa organizzazione (spegne ogni tentativo di lotta, in pratica cogestisce i licenziamenti) stracciano le tessere e si iscrivono a USB di Monza-Lecco. Seguono richieste (negate) di incontri con l’azienda, assemblee, picchetti, manifestazioni, presidi. Si apre la vertenza davanti al prefetto di Monza e si giunge a un accordo. Ai lavoratori viene pagato tutto il dovuto, arretrati compresi e gli viene riconosciuta la mobilità in deroga. A dimostrazione che l’unità e la lotta dei lavoratori paga, la determinazione e l’organizzazione di un vero sindacato come è USB, paga e che la ormai consueta linea collusiva della Cgil (in questo caso, ma lo stesso vale per Cisl, Uil e compari) è perdente. Ma non finisce qui: sei mesi dopo la fine della vertenza i Gaviraghi padroni di Antologia hanno il dente avvelenato e denunciano per occupazione di proprietà privata e violenza privata lavoratori e sindacalisti di USB. Ancora fortemente uniti sotto le bandiere di USB e con la Cgil allo sbando, si va davanti al giudice che (come si dice: c’è un giudice a Berlino!) archivia il procedimento dando sostanzialmente ragione ai lavoratori e al loro sindacato. Fine, speriamo, della storia.

 

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