DA SOCCORRITORI AD AGENTI: I DIPENDENTI DELLA CROCE ROSSA DI MILANO ARRUOLATI TRA LE FORZE DI POLIZIA

Milano -

Come risolvere il problema del personale della Croce rossa regionale oggi pagato ma costretto a non fare nulla da un’incredibile e stupida legge che ha trasferito il loro lavoro a una Croce rossa privata? Semplice, li si manda a pattugliare le strade, a presidiare gli sgomberi delle case, a vigilare sui campi nomadi. E’ questo il contenuto dell’”innovativo” accordo che si sta prospettando tra il Comune di Milano e Comitato regionale della Croce rossa italiana. Conseguenza diretta della privatizzazione dell’ente di soccorso che ha decretato il licenziamento del personale precario, l’esternalizzazione di gran parte del soccorso, il 30 per cento in meno di stipendio, l’aumento delle ore di lavoro, la diminuzione delle ferie. Una privatizzazione pasticciata, che comporta come dappertutto stipendi più bassi, meno ferie, più ore di lavoro e che delega il servizio di emergenza sanitaria solo alla parte già oggi “privata” e impedisce a quella ancora “pubblica” di lavorare perché non ci sono i decreti attuativi validi per tutti i dipendenti. Tanto che pochi giorni fa un cittadino infortunato che si è recato nella sede milanese di via Pucci ha dovuto chiamare il 118 per essere soccorso da un’ambulanza “privata” perché quelle “pubbliche” di quella sede non si possono usare. Pensate alla rabbia e alla frustrazione dei 100 operatori presenti impossibilitati a fare il loro lavoro.

A scorrere il progetto scritto dal direttore regionale della Cri, sembra di leggere un verbale della Prefettura: si usano solo parole come sicurezza, reato, criminalità, illegalità, sorveglianza, vandalismo, inciviltà, degrado, sanzioni. Annegate in un linguaggio sociologico da strapazzo. Che fine hanno fatto i sette principi fondamentale sui quali si è fondato il corpo: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontarietà, unità, universalità? Oggi a qualcuno forse suonano un po’ retorici, ma sono quei principi che sono alla base del lavoro quotidiano degli operatori della Croce rossa. Quei principi che li portano a soccorrere chi ha avuto un incidente, chi ha subito una violenza, chi soffre per una malattia, chi è vittima di una catastrofe, sempre dalla parte di chi, in quel momento, è più debole. La parola sicurezza è rivolta sempre a tutelare quella parte. E non quella che opportunisticamente la usa al posto della parola repressione. E che l’”innovativo impiego” della Cri milanese possa suscitare perplessità tra i cittadini, è ben presente nelle parole del direttore generale, quando scrive che si devono migliorare i rapporti comunicativi “verso il cittadino, cercando di far capire che l’azione della soccorso Cri non si risolve solamente in sanzioni”. Più chiaro di così!

 

 

 

 

 

 

 

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