Coronavirus, i criminali della sanità privata: il caso Don Gnocchi di Milano

Milano -

Se ieri abbiamo messo in luce i comportamenti della Dirigenza Don Gnocchi a Roma, etichettandoli come inaccettabili, quelli della dirigenza lombarda di una struttura del medesimo gruppo, nel cuore della prima regione attaccata violentemente dal Coronavirus, sono semplicemente criminali.

Il centro S. Maria Nascente (della Don Gnocchi) fino a pochi giorni fa, funzionava quasi a pieno regime, lo stesso possiamo dire del Villa Ronzoni di Seregno.

Parliamo di strutture della sanità privata milanese, che nella polifunzionalità del loro agire, erogano in regime di convenzione svariate terapie di riabilitazione ed hanno al proprio interno reparti ospedalieri di degenza post- operatoria e un convitto per disabili di ogni genere, che per le loro patologie non possono tenere i comportamenti richiesti dalla normativa di emergenza

È proprio in questo settore che si sono verificate le gravi situazioni denunciate dai lavoratori alla nostra organizzazione sindacale. Personale OSS ed educatori fornivano, fino all’altro ieri, assistenza ed attività di svago, in assenza di qualsiasi ausilio preventivo per la sicurezza del personale, a partire dalle mascherine, in una situazione nella quale - lo ribadiamo - la promiscuità è necessariamente la norma.

Come ci si doveva aspettare, in un contesto come questo, privo di ogni norma di sicurezza, il Coronavirus si è propagato: tre utenti sono risultati positivi. Uno di essi è già in terapia intensiva in un ospedale milanese, due in isolamento nella stessa struttura privata.

E i lavoratori?

Uno di essi, cardiopatico da diversi anni, è stato ricoverato in ospedale per una polmonite, al momento in cui scriviamo non sappiamo se il COVID19 sia la causa della patologia, e lo stesso è capitato ad un altro OSS e ad un tecnico di radiologia.

Aggiungiamo che altro personale è soggetto da tempo ad influenze di varia natura e di conseguenza il tasso di malattia è arrivato al 40% circa di tutto il personale della struttura. È solo a seguito di quanto riportato che, nelle ultime 48 ore, la Direzione Sanitaria e la Dirigenza in genere ha finalmente messo in opera alcune precauzioni decisamente necessarie; nel contempo i dipendenti a casa, che hanno avuto contatti con i tre casi di positività, hanno ricevuto telefonate della stessa Dirigenza che ha voluto sincerarsi dello stato di salute degli stessi, ma li ha anche invitati al rientro in azienda al più presto, in assoluto dispregio delle norme di sicurezza che prevedono una quarantena di 15 gg per chi è stato a contatto con malati accertati.

Questa la cruda cronaca!

Essa è più che sufficiente a mostrare in che mani sono poste le condizioni di vita dei pazienti e dei lavoratori delle strutture della Don Gnocchi lombarda

L’USB nel denunciare pubblicamente quanto è avvenuto, intende anche rivolgersi alle istituzioni preposte al controllo e al funzionamento della sanità regionale, che hanno fatto della presenza massiccia della sanità privata un punto qualificante, in un sistema che in questi giorni sta mostrando limiti che non era difficile prevedere.

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