INCREDIBILE: SOTTOSEGRETARIO REGIONALE CRITICA LA SENTENZA FOMAS E STRAPARLA DI DIRITTO DEL LAVORO

Milano -

Al sottosegretario regionale Daniele Nava, la sentenza della corte d’appello di Milano sezione lavoro che sancisce il diritto dell’USB ad avere una rappresentanza sindacale all’interno della multinazionale di Osnago, proprio non va giù. E in un comunicato stampa addirittura su carta intestata della Regione Lombardia e in un italiano improbabile, se la prende con “un tipo di sindacato ancorato a vecchie logiche e a pratiche vetuste che diventano poi sentenze che mortificano il tessuto produttivo tanto da invogliare le migliori aziende a scappare dall’Italia”. Nava, con una carica – sottosegretario alle Riforme istituzionali, enti locali, sedi territoriali e programmazione negoziata – ridondante ma della cui attività non si hanno riscontri, compie un gesto gravissimo: impegna la Regione in una presa di posizione politico-sindacale pesante e irresponsabile, dichiara apertamente di stare dalla parte dei padroni (“come Regione Lombardia andiamo verso le imprese”), minaccia i giudici (“serve un cambio di rotta totale dal punto di vista dell’ambito giuridico”) e auspica “una riforma della rappresentatività sindacale e del lavoro”. In un sol colpo straccia Costituzione e Statuto dei lavoratori. Che per Nava e per le aziende, la legittimazione dell’USB rappresenti un pericolo è la dimostrazione che USB è sulla strada giusta. Vuol dire che il lavoro, l’impegno, la determinazione del nostro sindacato nel difendere i diritti dei lavoratori paga. Senza dimenticare che, oltre ai padroni naturali antagonisti dei lavoratori, l’USB si trova di fronte come secondi e ancor più subdoli e pericolosi nemici, i sindacati confederali. Che ogni giorno nelle fabbriche e negli uffici contrastano il lavoro sindacale i USB e, a livello nazionale, ne chiedono l’esclusione dalle trattative e la delegittimazione. Lo provano il vergognoso Testo unico stipulato con Confindustria il 10 gennaio scorso. Accordo palesemente anticostituzionale che USB ha denunciato al tribunale di Roma assieme ai suoi sottoscrittori Camusso, Bonanni, Angeletti, Squinzi.