L'ISTITUTO DEI TUMORI DI MILANO RISCHIA LA CHIUSURA. CHI CI GUADAGNERA'? FORSE I PRIVATI?

Milano -

Acceso botta e risposta in questi giorni tra delegati Rsu di USB e NurSind e direzione dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. Tema dello scontro soprattutto la sempre più allarmante diminuzione dell’utilizzo dei posti letto passata da 218 nel 2013 ai 195 nel 2014. E questo su 480 letti ufficialmente accreditati dei quali però disponibili 326 nel 2013 e 314 nel 2014. Continuando così nel 2020, accusano USB e NurSind, “l’Istituto avrà la consistenza numerica di un ospedale da chiudere piuttosto che da trasferire nella Città della salute di Sesto San Giovanni”, mega progetto della Regione Lombardia che dovrebbe accorpare l’Istituto dei tumori e quello di neurologico Besta.  Progetto da 350 milioni di euro già al centro di un’indagine, con arresti eccellenti, per appalti pilotati.  La denuncia dei delegati Rsu di USB e Nursind di disinteresse per l’assistenza ai malati si accompagna a quello verso la situazione lavorativa e gestionale del personale: organici insufficienti, gestione improvvisata dei turni, ricordo al precariato. Oltre ad accorpamenti di strutture che depauperano l’offerta assistenziale. Anche la ricerca, da sempre fiore all’occhiello dell’Istituto, ne soffre per la diminuzione di finanziamenti e personale. A questa situazione di disinteresse e mal gestione, si aggiunga un clima ostile nei rapporti con il sindacato con punte di aggressione verbale virulente. A questo punto la domanda è: perché succede tutto ciò? Forse per favorire il sistema privato della sanità che nella Lombardia di Formigoni ha già fatto tanti danni? Le risposte si vedranno presto se il clima, la realtà e il futuro dell’Istituto dei tumori di Milano resteranno come denunciato da USB e NurSind.

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