Milano, USB presenta al sindaco un progetto pilota contro la sindrome da burnout nelle forze di polizia

Milano -

La sindrome da burnout colpisce sempre più spesso gli operatori delle forze di polizia, indipendentemente dal corpo di appartenenza, con esiti anche tragici come di recente a Milano e Napoli.

È partendo da questo dato che l’Unione Sindacale di Base ha incontrato questa mattina il vicesindaco di Milano per illustrare una proposta pilota inviata anche a prefetto, questore e direttore generale di ATS: l’istituzione di un centro di ascolto metropolitano anti-burnout rivolto a Polizia Locale, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Guardia di Finanza e Carabinieri.

 

Lo stress lavorativo non colpisce soltanto persone fragili e indifese, ma anche le cosiddette “professioni di aiuto”, come gli operatori di polizia. In questi anni, con le morti dei nostri/nostre colleghi/colleghe, abbiamo imparato che la sindrome da burnout può avere conseguenze negative nella vita di un ex vigile, oggi poliziotto locale, poliziotto dello stato, etc. quali dimissioni, depressione, separazioni coniugali e/o divorzio, fino al suicidio tramite la pistola d’ordinanza. 

 

Le cause stressanti sono da ricercare

 

- nelle procedure interne all’organizzazione della struttura lavorativa connesse con il contesto organizzativo, burocratico e dirigenziale:

  • sovraccarico di lavoro e carenza di personale;

  • gli orari di lavoro in turni, molto spesso inadeguati;

  • retribuzioni economiche inadeguate al rischio;

  • rapporti difficili con i superiori gerarchici e decisioni politiche le cui conseguenze ricadono sugli operatori;

  • mancanza di comunicazione;

  • inadeguate opportunità di carriera con frequente impossibilità a cambiare sezione/ufficio etc.;

  • convivenza forzata con i colleghi;

  • inadeguato equipaggiamento;

  • mancanza di un’adeguata supervisione per disinteresse verso i problemi;

-  nel vissuto lavorativo esterno connesse con il contesto sociale, politico e giudiziario:

  • il rapporto continuo con il pericolo e la violenza;

  • la sofferenza e la morte;

  • situazioni estremamente impegnative dal punto di vista emozionale come ad esempio informare i parenti di un deceduto;

  • affrontare incidenti, abusi e violenze;

  • il lavoro svolto dal sistema giudiziario;

  • la frequente indulgenza nei confronti di chi commette reato;

  • la disapprovazione pubblica (stereotipi negativi e sfiducia nei confronti degli operatori di Polizia);

- nella vita privata di ogni operatore, perché non dobbiamo mai dimenticare che dentro una divisa esiste una persona, uomo o donna, e quindi una vita al di fuori dell’attività lavorativa, i cui eventi influenzano lo stato d’animo di ogni individuo, come ad esempio:

  • delusioni sentimentali;

  • divorzio/separazioni;

  • morte di familiari;

  • problemi di salute propri e dei familiari;

  • senso di solitudine successivo all’allontanamento forzato dall’ambiente abituale/nativo.

 

La proposta USB

           La nostra proposta, come Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego, si suddivide in tre parti.

           La prima coinvolge direttamente il Sindaco nella sua duplice veste di sindaco della città di Milano e dell’area metropolitana. A lui chiediamo di farsi promotore e lavorare in sinergia con il Prefetto, il Questore di Milano e il Direttore Generale di “ATS Milano Città Metropolitana” per la creazione del primo  Centro Metropolitano di Ascolto Anti-Burnout, al fine prevenire, eliminare, o almeno contenere, il fenomeno dei suicidi non solo all’interno della Polizia Locale ma anche nella Polizia di Stato, nella Guardia di Finanza, nei Carabinieri e nella Polizia Penitenziaria.

           Occorre offrire un servizio che tenda a garantire e a promuovere il benessere del personale interessato, attraverso la costituzione di un servizio esterno di consulenza, ascolto e sostegno a tutti coloro che presentano la necessità di un supporto psicologico.

           La motivazione per cui si chiede una struttura esterna che garantisca la massima protezione della privacy propria del segreto professionale dello psicologo, trova il suo fondamento nel fatto che un operatore di polizia difficilmente si apre agli altri, specialmente ai colleghi, per esporre il proprio disagio e la propria fragilità, temendo di essere isolato o guardato con sospetto o addirittura di vedersi ritirare l’arma o, ancora, subire perdite economiche oltre che danni alla propria carriera.                

            Nella seconda parte chiediamo al Sindaco di dare seguito alla volontà dei lavoratori della Polizia Locale del Comune di Milano che gli hanno chiesto, e allo stesso tempo diffidato tramite l’iniziativa di USB “Lasciamolearmi”, di ripristinare le condizioni di Salute e Sicurezza e Libertà personale permettendo di lasciare le armi presso la struttura lavorativa al termine del servizio.

             Infine, quale terzo elemento, chiediamo ancora al signor Sindaco di rafforzare il Progetto “Operatore Ponte” eliminando tutti gli ostacoli che sta incontrando. Il progetto citato è un servizio nato all’interno della Polizia Locale e ritenuto utile per affrontare alcuni e specifici disturbi post traumatici da stress lavorativo che in questi anni, dalla sua creazione nella primavera del 2014, ha aiutato numerosi colleghi in molteplici situazioni.

 

 

USB Pubblico Impiego Polizia Locale – Comune di Milano

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