NEGARE IL DIRITTO ALLA FORMAZIONE AD UN DOCENTE: IL PRESIDE PADRONE È GIÀ REALTÀ

Monza -

Il preside padrone è già realtà, o almeno vorrebbe esserlo. Al punto di negare ad un docente il fondamentale diritto alla formazione sulla base di motivazioni pretestuose e prive di fondamento legislativo. E dove può accadere tutto questo se non nel profondo Nord, nella provincia di Monza e Brianza, ovvero nel cuore della cultura dell’impresa che ha indubbiamente ispirato il tentativo di trasformazione del Dirigente Scolastico da primus inter pares a padre padrone della scuola, culminato con la nefasta legge 107/15?

Infatti, Il dirigente scolastico di un istituto superiore di Cesano Maderno sta tentando di negare il diritto all’aggiornamento ad un docente, in palese violazione del contratto collettivo nazionale, in particolare l’articolo art. 64 comma 5 del Ccnl Scuola 2006/2009. Tale articolo riconosce infatti a tutti i docenti la possibilità di partecipare, con diritto alla sostituzione, a cinque giorni di formazione all’anno, purché le iniziative siano in linea con le indicazioni dell’art. 67 Ccnl 06/09, ovvero gli Enti siano accreditati presso il MIUR ai sensi del DM 170/2016, a fronte dell’obbligo per il docente di dichiarare la sede del corso e di produrre attestato di partecipazione. Persino la legge 107/ 15 ha confermato l’ampia libertà del docente in questo campo e il Piano Nazionale Formazione riconosce aree di formazione trasversale non strettamente collegate alla disciplina insegnata, oltre a ribadire che il docente è comunque libero di scegliere ciò riguardo cui vuole formarsi.

Poco conta dunque la delibera del Collegio Docenti citata dal DS nel diniego del permesso, che obbligherebbe i docenti a formarsi solo sulle proprie discipline: il corso, organizzato dal CSEN-Centro Sportivo Educativo Nazionale, sullo sci e la tutela ambientale, sarebbe infatti secondo il DS non coerente con la qualifica del docente in questione (ITP e docente di sostegno). Nessun Collegio Docenti può infatti deliberare contro il contratto nazionale, né tanto meno limitare la libertà di scelta del docente relativa alla propria formazione. E stendiamo un velo pietoso sulla capacità di questo DS di intendere la formazione come un processo a tutto tondo volto a valorizzare la figura docente, oltreché sulla sua competenza in fatto di sostegno ed inclusione.

Solo motivazioni di carattere oggettivo potrebbero ostare alla partecipazione del docente al corso, ma ad esse non è fatto cenno. Ci sembra dunque davvero questa iniziativa dirigenziale solo il frutto di una malintesa idea di controllo ossessivo e di dominio sull’attività dei docenti, che trova nel processo di destrutturazione della struttura democratica della scuola, portato avanti da decenni, la sua sola giustificazione. Come sindacato non possiamo che esprimere piena solidarietà al collega e denunciare il comportamento arrogante e ingiustificato del dirigente.

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