Riforma Sanità Lombardia: meno salute e più privata

Una riforma nel segno della continuità con la Logica Formigoni: più profitto, meno salute e...il covid non ha insegnato nulla

Milano -

L’Assessora al Welfare Moratti ha presentato le linee guida della riforma del sistema sanitario regionale, attualmente normato dalla Legge Regionale 23/2015. Una riforma resasi necessaria dopo l’intervento dell’Agenzia Ministeriale AGENAS che, visto il naufragio della sanità lombarda durante l’epidemia, ha costretto la regione a rivedere le tante criticità del sistema, a partire dalla totale assenza della medicina territoriale, alla eccessiva centralità degli ospedali.

Le proposte presentate dalla Moratti sono assolutamente deludenti, perché ancora una volta sono frutto di un’impostazione che non mette al centro la salute ma il sistema delle compatibilità economiche e del profitto.

Il sistema proposto rafforza la sua caratteristica ospedalo-centrica che è il principale motivo della strage causata dal Covid in Lombardia, rimanendo nebuloso in tema di rilancio della medicina territoriale che rimane legata al sistema delle ASST, e quindi degli ospedali.

Il ruolo della sanità privata, che la pandemia ha dimostrato essere assolutamente inutile per la tutela del diritto alla salute, esce rafforzato da questa proposta, a scapito della sanità pubblica: da sottolineare il ritorno alla Aziende Ospedaliere e il fatto che tra queste vengano inserite le tre più grandi realtà della sanità privata, HSR (San Raffaele), Gruppo San Donato (che da solo, in Lombardia, eroga più prestazioni di tutti gli ospedali pubblici della città di Milano messi insieme) e il gruppo Humanitas, tutte aziende che realizzano dividendi altissimi – i più alti d’Europa!- nell’ordine del 10/15 %.

Insomma, si prepara un’ulteriore accelerazione della strategia di spinta degli utenti verso il privato, che già adesso è in atto e per verificarlo basta provare a prenotare un prestazione attraverso il CUP regionale, per vedersi indirizzare verso il privato “che ha liste d’attesa più brevi”. Un divario che verrà ulteriormente esasperato dalla mancanza di misure di contenimento dell’espansione coloniale del privato: nessun tetto ai profitti, nessun obbligo di applicazione contrattuale per il personale (bisognerebbe imporre a chi opera in convenzione, l’applicazione del CCNLL della sanità pubblica al proprio personale) con conseguente aumento del precariato e dello sfruttamento. Una guerra senza regole e sempre più impari che i “figliocci di Formigoni” stanno combattendo dalla parte degli imprenditori della salute privati.

Una tendenza che si consolida anche per la scelta di mantenere in vita e rafforzare il sistema della Presa in Carico delle malattie croniche, attraverso l’Ente Gestore che parcellizza la nostra salute in singole patologie, ognuna delle quali può essere acquistata da un Gestore, quasi sempre privato, che se la gestisce con la parsimonia di chi su essa deve solo realizzare guadagno.

E’ finita, insomma, la flebile speranza che si potesse davvero svoltare, imparando dalla tragica lezione del covid, verso un sistema sanitario pubblico rafforzato, nazionale (e non più diviso in 21 microsistemi), che veda restituirsi le migliaia di posti letto tagliati negli ultimi vent’anni, nel quale la prevenzione ha un ruolo centrale: esattamente ciò che si temeva in una regione che  gli eredi  –sempre più legittimi!-  di Formigoni stanno definitivamente consegnando al comitato d’affari della salute: della nostra salute.

Domani l’USB presenterà la propria piattaforma con le proposte per una sanità nazionale, universale, pubblica e gratuita.

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